E’ tempo di migrare


Ho fatto le valigie ..

Qualche mese fa notai della pubblicità indesiderata aggiunta da WordPress in un free-blog che stavo visitando, poco dopo in questo.

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Considerato l’uso didattico della maggior parte dei contenuti che inserisco – per tacere di ciò che penso dell’open source e della commercializzazione di internet – decisi fin da allora di abbandonare questo blog e di trasferire tutto ciò che contiene in uno spazio libero da simili intrusioni, ripromettendomi di dedicarmi all’impresa non appena avessi avuto un po’ di tempo.

Il momento è ora arrivato: ho letto un po’, ho chiesto consiglio e ho deciso infine di acquistare (per € 20 l’anno) il dominio gabriellagiudici.it: l’unica transazione commerciale che attualmente non è possibile aggirare per tenere alla larga il business dagli spazi virtuali in cui viviamo.

All’epoca scrissi il post che sto ora modificando per esternare tutta la mia ostilità verso pratiche commerciali che trasformano blogger e internauti in prosumer e avevo raccolto interessanti commenti per rispondere ai quali avevo distribuito in doppia posologia un “quadrifarmaco per intossicazioni di diversa gravità” :-).

Lascio tutto qui sotto.

 Dal 18 luglio 2013 questo blog è trasferito su gabriellagiudici.it


Provo a spiegare perché

Ringrazio chi mi ha scritto privatamente o commentando questo articolo. Oltre a testimoniare la generosa solidarietà dei blogger, questi messaggi mi hanno infatti chiarito qual è in Italia il punto di vista generale sulla commercializzazione di Internet.

Confesso francamente che, nonostante la blogosfera ospiti un pubblico selezionato e intelligente, trovo gli anticorpi digitali di molti user troppo bassi. Provo a spiegare perché e a confezionare una rapida cura ricostituente di cui potrete fare l’uso che credete (cioè sputarla o dare retta alla fata turchina):

Quadrifarmaco 1: per le intossicazioni da mercato di grado lieve o moderato

Tra i tanti consigli o obiezioni alla mia decisione di traslocare, propongo una piccola selezione di osservazioni paradigmatiche:

1. «Niente é gratis a questo mondo figurati un blog». Al contrario: ciò che c’è di più importante al mondo E’ GRATIS e include Internet.

2. «Lo so é seccante, ma in qualche modo devono pur vivere». Lo diresti di Riina e Cuffaro? Pensaci, amico, l’etica o é universale o non é ..

3. «In fondo il loro è un lavoro: fanno un servizio e devono essere compensati». Errore: LORO beneficiano di un servizio: si chiama internet ed é fatto dei meravigliosi protocolli che ancora resistono al controllo di mercati e governi + i nostri contenuti, assolutamente gratuiti e creati solo per comunicare o perché così ci piace, non per pagare la loro assicurazione sanitaria in California (così é fatta casa tua, amico californiano, arrangiati ..).

4. «Se non vuoi la pubblicità, puoi sempre pagare 30, 90 dollari, oppure puoi attivare adblock». Non é che non voglia pagare, non voglio che si paghi, é diverso. E non voglio che chi visita i miei contenuti – ci sono anche i miei studenti – sia esposto alla (loro) pubblicità. Attivare adblock toglie il fastidio a me, non a voi.

Quadrifarmaco 2 (qualche elemento di storia della rete): per le intossicazioni acute da mercato

Internet (quando si chiamava ancora arpanet) è nata prima di essere sviluppata da Baran come rete distribuita resistente ad un eventuale attacco atomico. E’ nata nelle Università ed é stata consapevolemente sviluppata da ricercatori, cioè da professori (ebbene si) che le hanno trasmesso, incorporandolo nei protocolli informatici, lo spirito cooperativo della “ricerca-per-la-ricerca” [Il professor Lawrence Roberts, il signore qui a fianco, è stato il primo direttore di ARPAnet]. Non c’era niente di utilitaristico nel disegno di questa rete, non aveva fini commerciali, né fini militari, (non è stata pensata come una tecnologia per fare soldi, né come tecnologia militare, ma come tecnologia dell’intelligenza cooperativa= infatti è questo che abilita, per ora). Perseguiva, insomma, l’idea di una conoscenza fine a stessa (quella che guida la scuola o che dovrebbe ancora guidarla) seguendo l’idea di eludere il controllo, inventare una tecnologia “maggiorenne”, autonoma e libera, e superare la vecchia concezione tecnologica “telefonica”, il cui controllo centrale mantiene l’utente in uno stato di minorità permanente [per  approfondire, Richard Barbrook, The Hi-Tech Gift Economy, in inglese].

Nel 1995, Clinton (che passerà alla storia per questo abominio ben più che per le corna messe a sua moglie) ha privatizzato il backbone della rete universitaria, ed é là che sono nate tutte le contraddizioni in cui ora ci dibattiamo: oggi i server, i provider, i search engine (google è un problema perché non sappiamo ancora come farne a meno) sono servizi offerti da privati i quali, benché non siano ancora riusciti a imporci la scarsità a pagamento, erodono ad ogni istante lo spirito di quel primitivo ambiente.

Nel caso ci chiedessimo come mai tante persone siano convinte che intenet sia figlia della guerra fredda o delle aziende della Sylicon Valley, possiamo trovare risposta in questo articolo americano, scritto peraltro da gente estremamente fiduciosa nella bontà naturale del mercato, ma non tanto da impedirle di chiedere la ripubblicizzazione del Net.

Cosa è bene fare dunque? Prima di tutto essere consapevoli di dove si é e della sua storia. Secondo: contrastare o almeno non assecondare le pratiche di commercializzazione strisciante (ora strisciano, perché le formule aggressive degli anni ’90 sono già andate in malora grazie alla consapevolezza medio-alta degli utenti americani) che la Sylicon Valley vuole imporci. Terzo: pretendere politiche di ripubblicizzazione del più grande bene pubblico mai inventato, cioè esattamente l’opposto di quanto mi sento dire (qui in Italia).

Riassumendo:

1. La realtà non si esaurisce nel mercato (un po’ di laicità, please);

2. Il mercato non è sempre esistito, (né è) eterno, immutabile (o fonte di ogni bene);

3. C’è vita oltre il mercato (e cerchiamo di conservarla, perché ci stanno sterminando);

4. Lantidoto al mercato è la conoscenza: quando sai come stanno le cose non ti fregano così facilmente.

A presto, da qualche parte nel cyberspazio.

 


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